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26/12/2017     Letture: 832

Negli anni ho scoperto che non tutti i subacquei prestano particolare attenzione alla quantità di zavorra che usano. Per alcuni aspetti è anche comprensibile, se si ha la possibilità di andare in acqua solo durante la settimana o quindici giorni di villeggiatura al mare è facile dimenticare quanta zavorra si usava ( il log book può essere di aiuto ).
L'essenziale è non sottovalutare l'importanza della giusta pesata, andare in acqua troppo pesanti o troppo leggeri può essere qualcosa che ci rovina tutta l'immersione ed in alcuni casi, senza voler essere “catastrofici” può anche avere ricadute sulla sicurezza del subacqueo.
Il controllo dell'assetto, lo stato di un corpo nell'acqua, è allo stesso tempo una delle abilità più necessarie e più difficili da acquisire. La difficoltà nasce dal fatto che le variabili che hanno un qualche effetto sull'assetto sono tantissime: l'attrezzatura, l'ambiente in cui immergiamo, il nostro organismo, la maniera in cui respiriamo.....praticamente tutto. Se usiamo una muta da 7mm avremo un assetto diverso che usando una da 5mm, lo stesso vale se usiamo una bombola d'acciao o di alluminio, se usiamo una 12 litri o una 15 litri e la stessa bombola, che sia 15 o 12 o 10 litri, influenzerà diversamente l'assetto tra l'inizio e la fine dell'immersione. Comprendere importanza e entità di queste variazioni non è impossibile ma richiede pratica e costanza, la ricompenza sarà un appropriato controllo dell'assetto. L'importante è partire con il piede giusto ed usare il cervello, applicare schemi matematici per il calcolo della zavorra del tipo un chilo di zavorra per ogni dieci chili di peso corporeo non ha molto senso, i tessuti che compongono il nostro corpo si comportano in maniera diversa in acqua, la massa grassa galleggia mentre la massa muscolare affonda, ed un subacqueo che pesa 80 kg ed è alto un metro e 80 cm avrà sicuramente bisogno di una zavorra diversa da un subacqueo con lo stesso peso ma alto un metro e 50 cm.